Cos’è il Digital Networks Act e perché riguarda il Public Safety
Il Digital Networks Act, o DNA, è la proposta con cui la Commissione europea vuole aggiornare il quadro delle comunicazioni elettroniche nell’Unione Europea. Il proposito è creare un sistema più moderno, semplificato e armonizzato per sostenere reti digitali avanzate, connettività ad alta capacità, 5G, cloud, AI e future infrastrutture 6G. La proposta è stata adottata dalla Commissione il 21 gennaio 2026 e punta a sostituire l’attuale European Electronic Communications Code.
Il DNA nasce in un contesto in cui le infrastrutture digitali sono diventate strategiche sia dal punto di vista economico, che per quello della sicurezza, della continuità dei servizi pubblici e della capacità di risposta alle crisi. La Commissione collega esplicitamente il provvedimento alla necessità di rafforzare resilienza, preparazione, sicurezza delle reti e cooperazione europea, anche di fronte a rischi naturali, geopolitici e cyber.
Per il settore Public Safety, le comunicazioni di emergenza dipendono sempre più da reti IP, dati geolocalizzati, servizi digitali multicanale e interoperabilità tra sistemi. Se cambiano le regole e l’architettura delle reti digitali europee, cambiano anche le condizioni operative con cui i PSAP ricevono, processano e instradano le comunicazioni di emergenza.
EENA interpreta il Digital Networks Act come un’occasione per rendere le comunicazioni di emergenza più resilienti, efficienti e future-proof, proteggendo il 112 durante le transizioni tecnologiche e consentendo ai PSAP di gestire nuove forme di comunicazione.
Come il Digital Networks Act cambierà le comunicazioni di emergenza
Il Digital Networks Act formalizza e accelera un’evoluzione già in corso: il passaggio dal 112 tradizionale al Next Generation 112, un modello in cui voce, testo, video, dati e geolocalizzazione possono essere gestiti attraverso architetture IP e reti dedicate ai servizi di emergenza. Il valore del modello NG112 è proprio quello di trasformare la chiamata di emergenza in un flusso informativo più completo. L’operatore non deve basarsi solo su ciò che il cittadino riesce a raccontare al telefono, ma può ricevere elementi utili per capire meglio cosa sta accadendo: dove si trova la persona, cosa sta vedendo, quali dati arrivano da app, veicoli o dispositivi connessi.
In concreto, una centrale operativa potrebbe gestire una videochiamata, visualizzare la posizione precisa della persona, seguire una conversazione testuale in tempo reale o ricevere informazioni automatiche da un dispositivo connesso. Il vantaggio è una maggiore consapevolezza della situazione già nei primi minuti dell’intervento, ma, allo stesso tempo, aumenta la complessità per gli operatori, che devono interpretare rapidamente più informazioni e distinguere ciò che è utile da ciò che rischia di generare rumore operativo. Questa evoluzione ha anche un impatto diretto sull’accessibilità. Strumenti come il Real-Time Text permettono di contattare i soccorsi anche quando parlare non è possibile, non è sicuro o non è il canale più adatto. È il caso di persone sorde, ipoudenti o con disabilità vocali, ma anche di cittadini coinvolti in situazioni critiche: ambienti rumorosi, panico, pericolo immediato o connessioni instabili.
Lo European Disability Forum sottolinea che il Digital Networks Act incide anche sull’accesso al 112 e sulle comunicazioni elettroniche accessibili, pur evidenziando la necessità di rafforzare i requisiti per garantire un accesso realmente equivalente ai servizi di emergenza. Un altro grande cambiamento riguarda l’interoperabilità. Oggi i sistemi europei non sono sempre omogenei: standard, tecnologie, capacità dei PSAP e modelli organizzativi possono variare molto tra Paesi. Tale frammentazione nel Public Safety, ha un forte impatto, dal momento che le emergenze non si fermano ai confini: incidenti in aree transfrontaliere, grandi eventi, crisi climatiche o disastri su larga scala possono richiedere il coordinamento tra più reti, autorità e piattaforme. La Commissione europea presenta il DNA anche come risposta alla frammentazione del settore delle comunicazioni elettroniche e alla difficoltà degli operatori di lavorare in modo realmente transfrontaliero. La direzione indicata è quindi quella di un ecosistema più armonizzato, in cui le comunicazioni possano essere instradate, gestite e condivise in modo più coerente a livello europeo.
Cosa cambia per le centrali operative
Per le centrali operative il cambiamento più evidente sarà il passaggio da una gestione centrata sulla chiamata vocale a una gestione basata su flussi informativi digitali, simultanei e multicanale. La control room non sarà più solo il punto in cui arriva una richiesta di soccorso, ma l’ambiente in cui dati, comunicazioni, decisioni e risorse operative vengono messi in relazione. Nel nuovo scenario, i PSAP dovranno poter gestire in modo integrato:
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Real-Time Text;
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informazioni provenienti da app, veicoli o dispositivi connessi;
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comunicazioni cross-border;
Questo cambia concretamente la gestione quotidiana delle emergenze. Una richiesta di soccorso potrà nascere da una chiamata vocale, ma essere arricchita da posizione aggiornata, contenuti multimediali, dati automatici e informazioni territoriali. Il vantaggio è una maggiore consapevolezza della situazione già nelle prime fasi dell’intervento; la criticità è che queste informazioni devono essere filtrate, validate e trasformate rapidamente in decisioni operative. Secondo EENA, la nuova normativa DNA dovrebbe favorire la capacità dei PSAP di processare forme evolute di comunicazione di emergenza, proteggendo al tempo stesso l’accesso al 112 durante la dismissione o l’evoluzione delle reti legacy. Nel suo position paper, EENA richiama infatti il rischio che il passaggio da reti 2G/3G a infrastrutture LTE, IMS e IP-based possa creare criticità per la sicurezza pubblica se non viene gestito con un adeguato coordinamento tra operatori mobili e PSAP.
Anche il ruolo degli operatori evolverà. Con più canali e più dati disponibili, crescerà la necessità di gestire l’overload informativo, analizzare contenuti multimediali, coordinare comunicazioni parallele e collaborare con più enti. Inoltre, con infrastrutture sempre più IP-based, la cybersecurity diventerà parte integrante dell’operatività quotidiana. Tecnologie come cloud, AI e video potranno supportare le centrali nella gestione di domanda e aspettative crescenti, ma richiederanno attenzione a privacy, formazione del personale e gestione dei rischi. Il Digital Networks Act va letto come parte di una trasformazione più ampia delle reti digitali europee. Nel settore Public Safety, questa evoluzione riguarda direttamente il futuro del 112, dei PSAP e delle centrali operative, chiamati a gestire comunicazioni sempre più digitali, multicanale e interoperabili.
Il passaggio dal modello basato soprattutto sulla chiamata vocale a un ecosistema di comunicazioni di emergenza più ricco può migliorare la qualità della risposta, l’accessibilità del servizio e la consapevolezza situazionale degli operatori. Ma perché questo avvenga, reti e piattaforme dovranno essere progettate per garantire continuità, sicurezza e resilienza anche negli scenari più critici.