La digitalizzazione della scuola e le sfide per gli atenei: 3 pratiche concrete da considerare

La digitalizzazione della scuola è un processo che inizia all’incirca 15 anni fa, quando per la prima volta in Italia si cominciò a discutere di un Piano nazionale per la scuola digitale. Il Piano è stato lo strumento principale attraverso cui è avvenuta l’adozione di migliaia di Lavagne interattive multimediali (LIM) e si è diffusa la connessione Internet in modalità cablata o wireless in gran parte degli istituti di ogni ordine e grado. Tale connessione, ritenuta inadatta alla didattica digitale perfino dallo stesso ministero in un periodo antecedente alla pandemia, è diventata il punto nevralgico sia per le scuole sia per le università, entrambe costrette a dover ricorrere in maniera massiccia alla DAD (didattica a distanza). Ecco perché, pur facendo riferimento attualmente a due dicasteri differenti, la digitalizzazione della scuola e quella dell’università è accomunata da pratiche che possono considerarsi utili per l’una e per l’altra. Di seguito, vediamo quali. 

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1. La digitalizzazione della scuola necessita di infrastruttura tecnologica

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destina 2,10 miliardi di euro alla Scuola 4.0. “La misura - si legge sul PNRR - mira alla trasformazione degli spazi scolastici affinché diventino connected learning environments adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro”. Per quanto riguarda gli investimenti sul versante della didattica universitaria, il PNRR punta alla creazione di tre Digital Education Hubs (DEH) “per migliorare la capacità del sistema di istruzione superiore di offrire istruzione digitale a studenti e lavoratori universitari”. In tutti e due i casi emerge un aspetto sul quale finora non è stata posta probabilmente sufficiente attenzione: la digitalizzazione della scuola, nonché quella degli atenei, necessita di un’infrastruttura tecnologica sottostante in termini di connettività, gestione dei dati, sicurezza e scalabilità tale da poter supportare accessi plurimi e costanti. E questo elemento va considerato ormai la norma, non un’eccezione dovuta a motivi emergenziali come quelli del Covid-19.

 

2. Governare la transizione verso il cloud

Il Coronavirus ha reso familiari diverse piattaforme per la didattica a distanza sia per il mondo dell’istruzione sia per quello accademico. Tanto che la digitalizzazione della scuola, più volte evocata come esigenza teorica, è diventata d’un tratto un fattore essenziale per poter continuare a svolgere le lezioni non in presenza. La migrazione in cloud è uno dei caposaldi del PNRR che sollecita a scegliere “se migrare verso una nuova infrastruttura cloud nazionale all’avanguardia (Polo Strategico Nazionale, PSN) o verso un cloud pubblico sicuro”. Ma poiché passare da un’architettura tradizionale a una in cloud non è un’operazione immediata, occorre che la digitalizzazione di scuole e università sia affiancata da soggetti con competenze ad hoc. 

 

3. La digitalizzazione di scuola e atenei è un processo continuo

I soggetti a cui istituti scolastici e atenei possono rivolgersi in questo percorso di trasformazione digitale, quali ad esempio system integrator o managed service provider, sono gli stessi che garantiscono che l’innovazione non sia soggetta a una rapida obsolescenza. Il caso delle LIM, da questo punto di vista, è emblematico. All’indomani della loro installazione massiva in migliaia di scuole, l’avvento della pandemia ne ha mostrato tutti i limiti in termini di interoperabilità e di integrazione con le piattaforme impiegate per la DAD. Analogamente, l’implementazione di quella infrastruttura tecnologica di cui si è parlato prima, con un ridisegno delle architetture IT che sfruttano il cloud computing anche in forma ibrida, richiede che la complessità degli ambienti sia gestita con modelli di controllo evoluto che rendano la digitalizzazione della scuola e dell’università un processo innovativo continuo. Questa terza pratica è ciò che può conferire quei requisiti di compliance, sicurezza e resilienza a cui un’organizzazione non può più rinunciare. 

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