Magazine / Business Intelligence 10 gennaio 2024

Data Driven Retail: dati e cloud per l'esperienza cliente nel fashion

In un mondo sempre più caratterizzato da innovazione e trasformazione digitale, le sorgenti di informazioni sono ovunque e la raccolta dati è continua, precisa e di importanza strategica. Ciò costituisce un bene primario per le aziende di ogni settore, che possono, così, fondare le proprie scelte su dati reali e analisi su misura. La data-driven company è l’azienda che fa uso consolidato di Business Intelligence, Big Data e Analytics, ed è ormai una realtà diffusa, anche nel settore Fashion Retail. 

La Customer Experience moderna e omnicanale, ad esempio, non potrebbe esistere senza la costante raccolta ed elaborazione di una grande mole di informazioni, provenienti dall’intero ecosistema aziendale, da diversi touchpoint e fonti. L’approccio data-driven, per essere efficace, necessita, però, di un’infrastruttura dei sistemi informativi adeguata. Tale infrastruttura non può fare a meno del cloud, per le sue caratteristiche di scalabilità, agilità e protezione dei dati. Dati e cloud si presentano, dunque, come un binomio irrinunciabile per le aziende del Fashion Retail.

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Il data driven per garantire la marginalità

Secondo McKinsey, il 2023 è l’anno in cui nel settore Fashion si allarga il solco tra il Luxury, in cui lo spending continua a crescere, e il resto del comparto, che registra invece una battuta di arresto, dovuta principalmente alle incertezze di carattere globale (conflitti, crisi energetica, ecc.) e alla conseguente crescita dell’inflazione. Il tema del risparmio sui costi e della marginalità diventa, quindi, centrale e si studiano strategie per massimizzare i profitti. Ciò significa, ad esempio, segmentare le fasce di consumatori, individuare i prodotti con maggiore margine o definire politiche di pricing dinamico, basate sull’andamento degli acquisti.

Ma non solo: occorre anche effettuare analisi sul perché i clienti online abbandonano il carrello prima del checkout, o su come ottimizzare i rifornimenti presso i punti vendita, in base alle specifiche necessità. Tali iniziative, per avere successo, necessitano di un approccio data-driven. Nell’azienda data-driven, infatti, i dati sono raccolti, analizzati e messi al centro di ogni decisione di business.

Data-driven per il Retail: le nuove sfide

ecommerce fashion retail

Oltre all’attenzione ai costi, McKinsey individua altri aspetti critici su cui le aziende del Fashion devono concentrarsi per affrontare le sfide del prossimo futuro e per le quali l’analisi continua delle informazioni è fondamentale e l’approccio data-driven è una scelta obbligata. Tra queste, in particolare:

  • Ripensare la Supply Chain. La digitalizzazione diffusa rende disponibili informazioni che in passato non erano accessibili, o lo erano solo in parte come, ad esempio, i dati sull’ultimo miglio della delivery, la disponibilità delle materie prime o la reportistica sulle performance di ogni singolo anello della catena di approvvigionamento. Grazie a tali informazioni può essere realizzato un servizio più efficace alla produzione: è possibile, infatti,  individuare ed eliminare gli anelli deboli, ridurre gli sprechi, razionalizzare le quantità prodotte. Sul fronte del consumatore, invece, occorre fornire informazioni quali la completa tracciabilità dei materiali, i modelli di lavorazione, le politiche adottate dall’azienda, ecc. Il Digital Product Passport (DPP) va in questa direzione, e la sua implementazione è suggerita dalla Comunità Europea nell’ambito delle politiche ambientali. La quantità e tipologia dei dati da gestire aumenta considerevolmente e diventa molto più dinamica. L’approccio data-driven e l’infrastruttura cloud diventano essenziali per dare corpo alla nuova Supply Chain.
  • Nuovi canali di distribuzione. Sebbene tutti i brand del Fashion, trasversalmente a categorie e target di rifermento, abbiano investito molto per i canali digitali “direct-to-consumer”, l’aumento dei costi del marketing digitale e i continui upgrade delle piattaforme eCommerce hanno messo in discussione la fattibilità del modello. Per crescere, i marchi dovranno diversificare il mix di canali per raggiungere i consumatori (includendo, ad esempio, mercati all’ingrosso e di terze parti), e ripensare il marketing digitale. Segmentare i targeting è sempre più complicato e dispendioso e le aziende devono sperimentare nuovi approcci creativi e nuovi canali di comunicazione verso il consumatore, come ad esempio i retail media network o il metaverso, che consentono, inoltre, di acquisire i first party data e rafforzare le relazioni con i clienti.

     

    Data-driven: la necessità del cloud

    Le aziende del Fashion stanno affrontando sfide importanti, che decideranno quale sarà il ruolo dell’impresa nel mercato. L’instabilità economica, i nuovi modelli di produzione, supply chain e distribuzione sono tra i fattori decisivi della partita. Ognuno di questi, pur nella sua specificità, condivide con gli altri la necessità di basare sui dati qualunque decisione. Il cloud è la soluzione, in quanto è l’unica tecnologia che oggi consente di gestire grandi volumi di dati senza dover investire in costose infrastrutture. Il cloud, infatti, rende disponibili le risorse elaborative di cui hanno bisogno gli algoritmi di analisi sui dati, in modo dinamico, in tempo reale, e secondo il bisogno del momento.

    Per le data-driven company che operano a livello globale, quella del cloud è una scelta naturale: i dati e le applicazioni sono accessibili da qualunque locazione geografica, garantendo il medesimo livello di sicurezza. L’azienda Fashion Retail trova, dunque, nell’infrastruttura cloud la possibilità reale di implementare una strategia data-driven, che è oggi essenziale per garantire, da un lato, il profitto alle imprese e dall’altro assecondare il cliente nelle sue mutevoli esigenze, offrendo una Customer Experience di qualità.


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