Secondo il report Logistics Automation Market di MarketsandMarkets, il mercato globale dell’automazione logistica arriverà a oltre 52 miliardi nel 2029, con un tasso di crescita annuale composto dell’8,4%. Questo sviluppo riflette la crescente necessità delle aziende di migliorare produttività, precisione e velocità dei processi logistici.
La crescita dell’e-commerce, l’aumento degli ordini di piccole dimensioni e la crescente pressione su tempi di consegna e costi operativi stanno, infatti, trasformando la logistica in un sistema sempre più complesso e dinamico. Se in passato il magazzino era considerato principalmente uno spazio di stoccaggio, oggi rappresenta un asset centrale per garantire continuità operativa, qualità del servizio e capacità di risposta alle variazioni della domanda.
Nel contesto italiano emerge una forte attenzione verso l’innovazione intralogistica. L’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano evidenzia, infatti, che circa il 70% delle aziende prevede di investire in soluzioni di automazione nei prossimi anni, segno di una trasformazione ormai strutturale del settore.
Molte organizzazioni si trovano, però, davanti alla complessa sfida di innovare i propri magazzini senza interrompere le operazioni e senza affrontare investimenti troppo onerosi. Per questo motivo, cresce l’interesse verso modelli di automazione progressiva, capaci di migliorare le performance operative, intervenendo sui processi esistenti.
È proprio in questo scenario che si inserisce il tema dell’automazione logistica in brownfield, un approccio che consente di introdurre micro-automazioni all’interno di magazzini già operativi, migliorando efficienza e resilienza senza stravolgere l’infrastruttura esistente.
Con il termine automazione logistica in brownfield si indica l’introduzione di tecnologie automatiche all’interno di magazzini già esistenti, senza costruire una nuova infrastruttura ex-novo. L’automazione non avviene attraverso la sostituzione completa dell’impianto, ma tramite interventi di revamping, ovvero percorsi di ammodernamento fatti di micro-automazioni progressive che aggiornano processi, sistemi e tecnologie senza fermare la produttività dell’impianto.
Questo approccio si distingue dal modello greenfield, che prevede, invece, la realizzazione di nuovi hub logistici, progettati fin dall’inizio intorno all’automazione. Nei magazzini brownfield, al contrario, la tecnologia deve adattarsi a spazi, layout e sistemi informativi esistenti, garantendo continuità operativa e maggiore flessibilità negli investimenti.
Questo tipo di approccio è particolarmente diffuso nei contesti in cui:
vi è operatività continua e impossibilità di fermo prolungato;
lo spazio disponibile non consente una riprogettazione completa dell’impianto;
l’azienda preferisce distribuire gli investimenti nel tempo;
i volumi e la variabilità degli ordini richiedono soluzioni flessibili e scalabili.
È in questo contesto che si inserisce il concetto di Smart Logistics, un approccio che combina tecnologie automatiche, integrazione software e conoscenza dei processi operativi. L’obiettivo? Rendere il magazzino più efficiente, flessibile e resiliente, anche in presenza di vincoli strutturali tipici dei magazzini esistenti.
Nei contesti di automazione brownfield, la Smart Logistics rappresenta il modello di riferimento per governare la trasformazione.
Si tratta di un modello di evoluzione della logistica basato sull’integrazione progressiva tra tecnologie automatiche, software di gestione e competenze operative, finalizzato al miglioramento delle performance del magazzino senza stravolgerne l’infrastruttura. L’obiettivo è rendere più efficienti e controllabili i flussi logistici, supportando gli operatori nelle attività a maggior valore.
A differenza dei modelli di automazione tradizionali, spesso basati su interventi strutturali estesi e su progetti concentrati in un’unica fase, la Smart Logistics si adatta in modo naturale ai percorsi di revamping, grazie a principi come modularità, scalabilità e integrazione tra sistemi (grazie al WMS). Le automazioni vengono introdotte per step, focalizzandosi sulle attività più critiche e lasciando spazio a evoluzioni successive del sistema logistico.
In questo modello, il ruolo dei software di gestione del magazzino è centrale: è il WMS a coordinare persone, automazioni e flussi informativi, consentendo di integrare soluzioni diverse all’interno di un’unica architettura operativa. Ed è proprio questa capacità di integrazione a permettere l’evoluzione nel tempo del magazzino brownfield. Beta 80 intende, infatti, la Smart Logistics come un percorso evolutivo, che parte dall’analisi dei processi reali e dei dati operativi per individuare le tecnologie più adatte da integrare nel magazzino esistente. In tal modo, è possibile accompagnare le aziende lungo un percorso sostenibile e misurabile, vendor-free.
La crescente diffusione dell’automazione logistica è influenzata soprattutto dai cambiamenti operativi che stanno trasformando il funzionamento dei magazzini. In molti contesti, infatti, i modelli organizzativi tradizionali faticano a gestire volumi, variabilità e velocità richieste dal mercato.
Tra le principali criticità che spingono le aziende a valutare l’introduzione di soluzioni automatizzate emergono tre fattori ricorrenti:
la frammentazione degli ordini;
la limitata disponibilità di spazio;
la crescente complessità dei flussi logistici.
Micro-ordini e picking sempre più complesso
La crescita dell’e-commerce e dei modelli omnicanale ha modificato radicalmente la struttura degli ordini. Sempre più spesso i magazzini devono gestire spedizioni composte da pochi articoli, ma in quantità molto elevate, con una grande varietà di SKU.
Questo fenomeno rende il picking una delle attività più critiche all’interno del magazzino: gli operatori devono muoversi frequentemente tra le corsie, gestire molte righe d’ordine e garantire al tempo stesso velocità e precisione.
In questo contesto, senza strumenti di supporto adeguati, aumentano i tempi operativi e la probabilità di errore.
Un altro problema diffuso riguarda la disponibilità di spazio. In molti casi, i magazzini esistenti non possono essere ampliati facilmente, anche se i volumi da gestire continuano a crescere.
La presenza di nuovi canali di vendita e la necessità di mantenere livelli di scorta più elevati rendono, quindi, necessario ottimizzare l’utilizzo dello spazio disponibile, migliorando la densità di stoccaggio e la gestione delle ubicazioni.
In questi contesti, micro-automazioni mirate possono contribuire a sfruttare meglio le superfici esistenti e a ridurre i tempi di movimentazione.
Con l’aumento dei volumi e la frammentazione degli ordini, emergono nuove criticità nelle fasi di smistamento, packing e gestione dei resi. Queste attività richiedono un coordinamento sempre più preciso tra operatori, sistemi informativi e tecnologie di movimentazione per evitare congestioni operative che rallentano l’intero processo logistico.
L’evoluzione delle tecnologie intralogistiche ha ampliato notevolmente le possibilità di automazione nei magazzini. Oggi esistono soluzioni progettate per intervenire su diverse fasi dei processi operativi, dalla movimentazione delle merci allo stoccaggio, fino alla preparazione e allo smistamento degli ordini.
In molti contesti brownfield, queste tecnologie non vengono implementate come sistemi isolati, ma integrate tra loro per migliorare specifiche attività operative senza stravolgere l’infrastruttura esistente. Tra le soluzioni più diffuse troviamo:
robot mobili;
sistemi di picking assistito;
soluzioni goods-to-person;
tecnologie di sorting automatico.
I robot mobili autonomi (AMR) e i veicoli a guida automatica (AGV) sono sempre più utilizzati per automatizzare le attività di trasporto all’interno del magazzino. Questi sistemi permettono di movimentare pallet, contenitori o cassette tra diverse aree operative, riducendo gli spostamenti degli operatori e migliorando l’efficienza dei flussi logistici. A differenza dei sistemi di movimentazione tradizionali, i robot mobili possono adattarsi più facilmente ai layout esistenti, caratteristica che li rende particolarmente adatti ai contesti brownfield.
Un’altra area in cui l’automazione può generare benefici significativi è la preparazione degli ordini. Tecnologie come pick-to-light, put-to-light o voice picking supportano gli operatori durante le attività di prelievo, guidandoli attraverso indicazioni visive o vocali.
Queste soluzioni permettono di aumentare la velocità delle operazioni e di ridurre gli errori, soprattutto nei contesti caratterizzati da un’elevata frammentazione degli ordini e da una grande varietà di articoli.
Nei sistemi goods-to-person, sono le merci a essere portate automaticamente all’operatore, attraverso sistemi di stoccaggio e movimentazione automatizzati. Questo approccio consente di ridurre gli spostamenti all’interno del magazzino in modo significativo, e di migliorare la produttività nelle attività di picking, soprattutto per articoli di piccole dimensioni e ad alta rotazione.
Soluzioni di questo tipo sono spesso utilizzate nei settori retail, e-commerce e distribuzione di piccoli componenti.
I sorter permettono di distribuire rapidamente i colli verso diverse destinazioni o linee di spedizione, migliorando la gestione dei flussi outbound e riducendo i tempi di consolidamento degli ordini.
In contesti caratterizzati da elevati volumi di spedizione o da un’alta variabilità degli ordini, queste tecnologie possono contribuire a eliminare alcuni dei principali colli di bottiglia operativi.
Uno dei principali fattori ad influenzare le decisioni delle aziende in materia di automazione è naturalmente il costo dell’investimento. Tuttavia, quando si parla di automazione di magazzino, non esiste un costo standard valido per tutti i progetti, il livello di investimento dipende da numerosi elementi, tra cui:
le dimensioni dell’impianto;
la tipologia di prodotti gestiti;
i volumi operativi:
il livello di automazione desiderato;
la complessità dell’integrazione con i sistemi informativi esistenti.
Le ricerche dell’Osservatorio sull’Automazione dei Magazzini (OSAM) dell’Università LIUC evidenziano come l’investimento iniziale e i tempi di ritorno dell’investimento siano tra le principali barriere all’adozione dell’automazione, soprattutto nei contesti caratterizzati da infrastrutture già operative. Proprio per questo, negli ultimi anni, una quota crescente dei progetti di automazione riguarda interventi di revamping e modernizzazione di magazzini esistenti, piuttosto che la costruzione di nuovi impianti completamente automatizzati. Le soluzioni modulari e le microa-utomazioni permettono infatti di intervenire su specifiche attività, ottenendo benefici misurabili senza affrontare immediatamente progetti di trasformazione su larga scala.
Anche le analisi dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano confermano come l’aumento dei costi operativi e la crescente complessità dei flussi logistici stiano spingendo le aziende a considerare l’automazione come un percorso strutturato di evoluzione del magazzino, da governare nel medio-lungo periodo.
Avviare un percorso di automazione in un magazzino esistente richiede un approccio strutturato. Nei contesti brownfield, infatti, l’introduzione di nuove tecnologie deve tenere conto dei processi operativi già in uso, dei vincoli infrastrutturali e dei sistemi informativi presenti.
Il primo passo consiste generalmente in un’analisi dei processi logistici, finalizzata a comprendere il funzionamento del magazzino e a individuare i principali colli di bottiglia operativi. L’analisi dei dati e dei KPI operativi consente di identificare le attività in cui l’automazione può generare il maggiore valore.
Successivamente, si procede con la selezione delle tecnologie più adatte, valutando le prestazioni delle singole micro-automazioni, ma anche la loro capacità di integrarsi con l’infrastruttura esistente. Nei contesti brownfield, infatti, l’efficacia di queste soluzioni dipende spesso dalla flessibilità e dalla facilità con cui possono essere integrate all’interno di un’unica architettura operativa, coordinata da software di gestione del magazzino e da sistemi di controllo dei flussi.
Tutto ciò è resto possibile dal software. I sistemi di gestione del magazzino (WMS) e i sistemi di controllo dei flussi svolgono un ruolo centrale nel coordinare operatori, automazioni e sistemi informativi aziendali.
La capacità di integrare soluzioni diverse all’interno di un unico ecosistema logistico è un fattore determinante, che consente l’adozione di un approccio vendor-free che consiste nel selezionare tecnologie differenti in base alle esigenze operative del magazzino. È il modello adottato da Beta 80, che integra micro-automazioni eterogenee e software di gestione all’interno di un’architettura coerente.
L’evoluzione dei mercati e dei modelli distributivi sta rendendo i magazzini sempre più complessi da gestire. L’aumento dei volumi, la frammentazione degli ordini e la crescente pressione su tempi e costi stanno spingendo molte aziende a ripensare i propri processi logistici. Ecco perché l’automazione rappresenta una leva sempre più importante per migliorare efficienza, produttività e qualità del servizio.
Tuttavia, non sempre è necessario riprogettare completamente il magazzino o costruire nuovi impianti automatizzati. L’automazione logistica in brownfield offre la possibilità di evolvere i magazzini esistenti attraverso interventi progressivi, introducendo tecnologie e sistemi di gestione che migliorano specifiche attività operative.
È proprio questo approccio graduale, basato sull’integrazione tra tecnologie, software e conoscenza dei processi logistici, che sta alla base dei modelli di Smart Logistics sempre più adottati nel settore. Un percorso evolutivo che consente alle aziende di innovare la propria logistica mantenendo continuità operativa e flessibilità nel tempo.