In Italia, la sicurezza dell’acqua potabile coinvolge una rete estremamente articolata, l’approvvigionamento è garantito da oltre 37 mila fonti che forniscono più di 9 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno. Di conseguenza, il Piano di Sicurezza dell’Acqua è diventato uno strumento essenziale per governare il rischio lungo tutta la filiera idropotabile, dalla captazione alla distribuzione. Il punto critico, però, è mantenerlo aggiornato, coerente e dimostrabile nel tempo, evitando che valutazioni, monitoraggi e azioni correttive restino dispersi tra Excel, documenti locali e processi non integrati. La vera sfida, infatti, non è adempiere a un obbligo, ma trasformare questo processo in uno strumento realmente utile, capace di generare valore e supportare la crescita dell'azienda. In questo articolo scoprirai come gestire il water safety plan in modo più strutturato e digitale, in linea con le Linee Guida ISTISAN per l’implementazione dei PSA, con AnTeA PSA e con le esigenze operative dei Gestori.
Il Piano di Sicurezza dell’Acqua nasce da un principio di prevenzione: individuare i pericoli, valutare il rischio e definire misure di controllo prima che eventuali criticità del sistema acquedottistico possano compromettere la sicurezza dell'acqua destinata al consumo umano, arrecare danni alla salute pubblica o causare disservizi nell'erogazione della risorsa.
L’approccio, sviluppato a livello internazionale dall’OMS, è oggi parte integrante del quadro italiano sulle acque destinate al consumo umano. Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, e le Linee Guida ISTISAN 22/32, 22/33 e 25/04 rafforzano questa impostazione e collocano la sicurezza dell’acqua dentro un modello basato sulla valutazione del rischio lungo l’intero sistema idropotabile.
La scadenza del 12 gennaio 2029 impone di avviare fin da subito un percorso strutturato che comprenda l'organizzazione delle attività, la definizione di ruoli e responsabilità, la formazione delle risorse coinvolte e l'adozione di un approccio metodologico condiviso. Solo così questo adempimento potrà trasformarsi da semplice obbligo normativo a un'opportunità concreta di miglioramento della gestione del rischio e di crescita organizzativa, anziché nell'ennesimo esercizio documentale privo di reale valore per il governo dell'azienda.
I destinatari dell'obbligo non sono soltanto i gestori del servizio idropotabile, ma anche i responsabili delle strutture prioritarie di tipo A. In particolare, le strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali in regime di ricovero dovranno predisporre e presentare il proprio Piano di Sicurezza dell'Acqua per l'approvazione da parte delle autorità competenti. Le strutture prioritarie di tipo A non operanti in regime di ricovero, invece, potranno avvalersi della dichiarazione rilasciata dal GIDI, secondo quanto previsto dalla normativa.
Il processo di verifica, valutazione e approvazione dei Piani di Sicurezza dell'Acqua è affidato al CeNSiA, che ha realizzato il portale AnTeA-PSA. Attraverso questa piattaforma, il Gestore può utilizzare le API messe a disposizione per trasmettere le informazioni richieste, alimentare i contenuti del Piano e monitorare l'intero iter di verifica e approvazione fino alla conclusione del procedimento.
Le Linee Guida ISTISAN indicano il metodo operativo:
descrivere il sistema
analizzare i pericoli
valutare il rischio
definire le misure di controllo
monitorarne l’efficacia
aggiornare il piano quando cambiano condizioni, evidenze o asset.
La conformità a tali linee guida non dipende solo dall'aver predisposto il PSA, ma dalla capacità di dimostrare nel tempo che ogni fase del processo è stata effettivamente applicata, monitorata, aggiornata e adeguatamente documentata. A questo scopo, oltre alle informazioni richieste dal portale AnTeA, il Gestore dovrà disporre di un repository documentale in cloud nel quale conservare tutte le evidenze, i documenti di supporto e le registrazioni necessarie a dimostrare le attività svolte, le misure adottate e le buone pratiche implementate.
La gestione manuale del PSA può essere efficace nelle fasi iniziali, quando il perimetro è ancora limitato e le informazioni da coordinare sono relativamente contenute. Con il tempo, però, il Piano si amplia e diventa necessario organizzare, aggiornare e collegare tra loro dati di natura diversa, sia per la gestione corrente sia in una prospettiva di evoluzione futura.
Le informazioni da gestire sono molteplici: dati analitici relativi al piano di campionamento, volumi distribuiti nei diversi distretti idraulici, dati sulle utenze e sui volumi di processo, fasi di potabilizzazione, attività di monitoraggio e manutenzione, oltre a tutte le misure adottate per garantire la qualità della risorsa e gestire le criticità che emergono nella normale operatività.
A queste si aggiungono le informazioni progettuali relative ai diversi nodi del sistema, la valutazione della loro sostenibilità e la capacità di prevenire e governare eventi straordinari, come siccità o criticità legate ai cambiamenti climatici. Questa complessità rende evidente la necessità di adottare un metodo strutturato e un approccio integrato, capace di mettere in relazione tutti gli elementi del PSA e di trasformare il Piano in uno strumento realmente utile per la gestione del rischio e il governo del servizio.
Digitalizzare il PSA significa creare collegamenti stabili tra informazioni che nascono in punti diversi dell’organizzazione, rendendo il piano più rapido da verificare, aggiornare e utilizzare nelle decisioni. Il valore principale non è conservare dati in formato digitale, ma associare ogni elemento al proprio contesto: il punto di campionamento alla porzione di rete, il parametro analitico al possibile evento pericoloso, l’azione correttiva al responsabile, la scadenza allo stato di avanzamento e l’evidenza alla chiusura dell’attività.
In questo modo il Gestore può individuare subito i rischi legati a una criticità, le misure di controllo previste e le azioni ancora aperte. Può inoltre capire se una modifica impiantistica, come un cambiamento di trattamento, la sostituzione di un componente critico o la riconfigurazione di un serbatoio, richiede una revisione del PSA. Allo stesso tempo, i dati di laboratorio vengono letti nel loro contesto, collegandoli ai punti di campionamento e agli scenari di rischio, così da interpretare più rapidamente eventuali scostamenti.
La gestione digitale consente anche di tracciare le azioni correttive in un ambiente condiviso, rendendo visibili responsabilità, tempi, evidenze richieste, stato di avanzamento ed esito finale. Il PSA diventa quindi più leggibile anche per chi non ha seguito tutte le fasi del processo e più solido da dimostrare in caso di audit, confronto con gli enti o revisione interna. Il punto centrale della digitalizzazione è rendere governabile la complessità, non aggiungerne altra.
Perché il Piano di Sicurezza dell'Acqua sia uno strumento di gestione e non un ulteriore silos informativo, deve integrarsi con i dati e i processi già presenti nel servizio idrico. In questo contesto si inserisce WIN (Water Integrated Network), la piattaforma sviluppata da Beta 80 per supportare la gestione digitale dei Piani di Sicurezza dell'Acqua. WIN integra in un unico ambiente le informazioni relative al PSA, alla Qualità Tecnica, ai dati analitici, ai volumi di processo e alle utenze, consentendo una gestione strutturata, aggiornata e coerente dell'intero patrimonio informativo.
Il modulo PSA di WIN consente di redigere, aggiornare e gestire il piano collegando dati di monitoraggio, impianti, scada, asset management, laboratori, punti di campionamento e valutazioni del rischio in un unico ambiente. In questo modo ogni modifica, risultato analitico o intervento può essere ricondotta al relativo scenario di rischio, alle misure di controllo e alle azioni correttive, mantenendo tracciabilità e coerenza delle informazioni. La piattaforma supporta inoltre il caricamento dei dati sul portale AnTeA e consente al Gestore di disporre di un PSA sempre aggiornato, documentato e conforme ai requisiti normativi, riducendo il divario tra gestione operativa e adempimenti regolatori.
Sebbene la scadenza del 2029 renda il Piano di Sicurezza dell’Acqua una priorità concreta per i gestori idropotabili, l’obiettivo non è arrivare all’approvazione con un dossier formalmente completo, ma costruire un impianto di lavoro capace di evolvere nel tempo e di sostenere verifiche, aggiornamenti e responsabilità operative. Il primo passo è capire dove nascono le informazioni critiche, dove si duplicano e in quali passaggi rischiano di perdere valore. Da questa mappatura diventa possibile superare la logica dei file distribuiti e organizzare dati, monitoraggi, azioni correttive ed evidenze in un flusso più ordinato, leggibile e condiviso, dando forma a una complessità che esiste già.